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La lavorazione del corallo rosso di Trapani

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Pubblicato da in Artigianato · 30 Agosto 2019
Il Corallo rosso di Trapani, fiore all’occhiello della tradizione artigianale del territorio e famoso in tutto il mondo. La storia di Trapani è strettamente legata al corallo sin dall’antichità. Un processo che parte dall’abilità dei pescatori che lo raccoglievano nelle acque antistanti la città e che continuava con la sapiente opera degli artigiani corallieri unita a quella degli orafi, argentieri, scultori e bronzisti.



LA TRADIZIONE La fama della città è legata alla pesca del corallo rosso Mediterraneo la cui lavorazione rappresenta una delle principali attività che ha caratterizzato il tessuto economico del territorio. I pescatori si mettevano in mare a seguito delle proprie imbarcazione attrezzate dette “ligudelli”, e vagavano tra le acque per tutta la stagione della pesca che, di solito andava da maggio a settembre, pronti con le loro reti a fare il pieno di questi meravigliosi rami rossi. A partire dal ‘400, prima a opera degli ebrei provenienti dal Maghreb, veri conoscitori delle antiche tecniche della cucitura, e a seguito degli artigiani siculi, il corallo divenne un oggetto di spicco che andò ad incrementare il commercio e la produzione di manufatti da usare ora sull’oro ora sul rame, un successo sempre crescente tanto che, all’inizio del ‘600, come altre maestranze, riuniti nella corporazione dei Pescatori della marina piccola del Palazzo, si organizzarono in consolato salvaguardando i propri interessi, con i 25 capitoli approvati il 26 maggio 1628, attraverso i quali si regolamentava la licenza ad esercitare il mestiere e l’attività di mastri corallari, di mastri scultori e dei lavoranti nell’acquisto del corallo, si organizzavano i livelli salariali, definivano il modo di distribuzione, il luogo di vendita etc.. Erano circa 25 le botteghe che sorgevano nella via dei “Corallari”, detta poi “Strada degli  Scultori” e, infine “Via Torrearsa”, divenuta oggigiorno una delle più preziose vie pedonali del centro cittadino. Il vero boom fu intorno al ‘700, quando le richieste di gioielli e ornamenti in corallo erano richiesti da ogni angolo del globo da sovrani, principi, cardinali e papi andando ad arricchire collezioni dei Doria, i Conti di Schoenborn a Pommersfelden, i Principi di Ligne, re di Spagna ed i Whitaker. Si trattava infatti di veri e propri capolavori d'arte, preziosi gioielli e oggetti di uso liturgico e domestico come calici,  sacri contenitori, personaggi di presepi o semplicemente dei portafortuna. Il crollo dell’arte avvenne intorno all’800, periodo in cui il reperimento della materia prima divenne sempre più raro facendo avvertire i primi sintoni del suo declino mettendo a serio rischio quello che per secoli rappresentava un mestieroe di grande rilevanaza e spessore.


LE CARATTERISTICHE I maestri corallari lavoravano spesso in collaborazione con altre figure che avevano un ruolo chiave nel processo produttivo come bronzisti, orafi, argentieri e scultori. In primis il corallo grezzo veniva pulito, tagliato e lavorato con la lima e con la mola di pietra per ridurlo in delle piccole frazioni da bucate con il fusellino per realizzare gioielli. La più antica tecnica è detta a retroincastro e consisteva nell’inserimento nel rame, precedentemente forato, di piccoli elementi di corallo fissati con una pece nera, cera e tela  che fungevano da collante, per poi essere ricoperta, sul retro, con un’altra lastra di rame dorato decorata ad incisione.


A partire dal XVII i maestri trapanesi cambiarono tecnica avvalendosi della cucitura, una procedura però poco efficace e sicura in quanto il rischio che i coralli si staccassero dal rame era particolarmente alto. Fondamentali passaggi quello della depurazione per restituire al corallo il suo colore naturale così come la lucidatura e la brillantatura necessari al fine di rendere il prodotto finale di grande appeal.



Tanto che si parla di una scuola artigiana trapanese del corallo, celebrata in tutto il mondo. Oggi questa tradizione è in declino, infatti il suo massimo esponente, Platimiro Fiorenza, viene definito “l’ultimu mastru curaddaru”, l’ultimo maestro della lavorazione del corallo. La sua bottega, meta di tanti turisti e appassionati, si trova in via Osorio a Trapani. Qui sono esposti alcuni dei suoi capolavori. Sempre qui però è anche possibile assistere alla lavorazione del corallo, tecnica che richiede grandissima maestria.




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