Artigianato Valdostano : I Sabot

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Artigianato Valdostano : I Sabot

Magazine sul Made in Italy
Pubblicato da Redazione in Artigianato · 16 Novembre 2021
I sabot sono calzature in legno tipiche della Valle d'Aosta (clicca qui per visitarla) , e in particolare di Ayas. Nelle vallate valdostane circondate dalle Alpi, dove generalmente abbondava il legname, prima dell’avvento degli scarponi da montagna le calzature più diffuse erano  i sabot.



L’origine degli zoccoli di legno è antica e sconosciuta: si può presumere che sia nato, per felice intuizione di qualche artigiano, dalla necessità di disporre di calzature robuste e confortevoli adatte al clima e alla natura del suolo.

Il sabotier (pron. "sabotié") è l'artigiano che produce i sabot. Una volta il legno veniva scavato "a mano e scalpello", mentre oggi ci sono le frese che li producono in serie a partire da un modello.



In Ayas, il mestiere del sabotier si è trasmesso da sempre di padre in figlio, attraversando i secoli e le generazioni. Non si trattava di una semplice forma folcloristica di artigianato locale: ben presto le foreste della valle si rivelarono insufficienti per gli ayassini, tanto che molti di loro si trasferirono altrove per creare nuovi atelier. Il commercio di questo prodotto divenne vitale per l’economia della zona, nei secoli passati. I sabot si diffusero ampiamente nella grande piana piemontese, la cui domanda alla fine del XIX secolo era talmente grande da far sì che in Ayas ogni altro mestiere (gantiers, scieurs de long) lasciasse il posto all’industria degli zoccoli di legno.



Quella dell’uso dei sabot è una moda importata dal mondo nordico, un successo che ha visto la nascita di un grande numero di addetti al mestiere: secondo alcune testimonianze, alla fine del 1800 i sabotier di Ayas erano circa 400 e, se in primis era una prerogativa della sola Valle d’Aosta, in breve tempo, già alla fine del XVII secolo, raggiunse e conquistò il Piemonte divenendo il perno della vita economica e sociale.  Donne, uomini e bambini: tutti gli ayassini erano soliti indossare ai piedi queste calzature robuste e facili da sfilare chiamate tsôque pian-e tanto che, un solo sabotier, era in grado di realizzarne anche 15 paia di zoccoli al giorno. Ogni modello veniva realizzato manualmente e su misura, soprattutto durante la stagione invernale, a partire dal mese di novembre, in corrispondenza della festività di Ognissanti quando, essendo gli abitanti della valle impossibilitati a dedicarsi alle attività all’aria aperta, si mettevano all’opera con i loro attrezzi muovendosi alla volta di altre località della regione e del Piemonte, luoghi più funzionali in grado di offrire la materia prima dato l’impoverimento delle foreste locali.



La realizzazione dei sabots ha perso oggi quel valore che li caratterizzava in passato, quando la richiesta era alle stelle e gli artigiani erano soliti dover gestire innumerevoli ordini al giorno. Sono andati ormai perduti gli usi quotidiani e quello della lavorazione degli zoccoli si è ridimensionato ad un fenomeno di folklore infatti, in epoca moderna, le richieste sono prettamente da parte di turisti che desiderano avere un souvenir speciale per ricordare questa preziosa arte. Il lavoro dei sabotier non era qualcosa che si apprendeva sui banchi di scuola ma semplicemente si ereditava di padre in figlio, così come gli attrezzi del mestiere, e vedeva una stretta collaborazione di coppia finalizzata ad ottimizzare i tempi ed affinare l’arte: uno si occupava della parte interna e l'altro di quella esterna. Dal punto di vista tecnico ogni sabot non è mai uguale all’altro: per quelli dedicati ai locali, gli ayassini, si era soliti ricorrere al legno di pino di cembro e dare vita a modelli dalle forme più delicate, tacco più alto per le donne e, per i bambini,  una cordicella che teneva la scarpa unita alla caviglia. Per quel che concerne quelli destinanti alla vendita, chiamati tsôque tayan-e, sono in larice, pioppo tremolo e salice e la loro forma è più larga in quanto erano soliti inserire la paglia all'interno della calzatura per stare più comodi e, inoltre, si tratta di modelli unisex. L’iter lavorativo è piuttosto lungo ed articolato e, una volta reperita la materia prima, il legno, viene posizionato sul cartchôt, ovvero un cavalletto, al fine di iniziare a tagliarlo fino ad ottenere due pezzi, i due sabots, che verranno confrontati per controllare se si assomiglino in quanto, non essendoci misure, si va ad occhio. La parte meno impegnativa è quella che riguarda la parte interna, dapprima si scava l’interno del sabot e, tramite scalpelli, coltelli e seghetti, senza dimenticare l’ausilio di fil di ferro intorno all'imboccatura per garantire la tenuta, si realizza la calzatura.



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