Impastare ai tempi del Coronavirus

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Impastare ai tempi del Coronavirus

Magazine sul Made in Italy
Pubblicato da Francesca in Emergenza CoronaVirus · 14 Dicembre 2020
Non si può non notare come in questo periodo di quarantena sui social sia letteralmente scoppiata la voglia di cucinare. Sarà l’effetto della noia, sarà la voglia di tenersi occupati oppure la volontà di cogliere l’occasione per occuparsi di più della famiglia, ma gli italiani cucinano tanto! Una delle componenti che la fa da padrone è quella della “tradizione italiana”.



Gli italiani, popolo di “santi, poeti e navigatori” è anche, e forse soprattutto, fatto di cuochi, e, per passione o professione, non riusciamo a stare lontani dai fornelli. Questa potrebbe essere una caratteristica quasi definibile come “made in Italy” perché nessuno come noi, trova sempre un pretesto per creare occasioni per cucinare. Il pranzo della domenica è un esempio di come la famosa convivialità italiana si crei a tavola.



Giusto un anno fa, secondo il rapporto Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi), ne “Il sole 24 ore” del 29 gennaio 2019 si analizzava come “cresce il numero di persone che non ha tempo per mettersi ai fornelli e preferisce mangiare fuori o farsi portare il pasto a casa o in ufficio. Nulla di male, non fosse che spesso questa mancanza di tempo è associata a pasti consumati frettolosamente e in solitudine davanti a un computer o alla televisione. Del resto, la gran parte dei nostri concittadini ammette di “non avere tempo” per dedicarsi alla preparazione e al consumo dei pasti come vorrebbe. Da qui l’incremento rilevante del «Food Delivery», che interessa il 30,2% degli italiani”.
Certo, è una considerazione che deve tenere presente della differenza del momento storico che stiamo vivendo ma anche se la situazione è nettamente diversa rispetto a un anno fa, da questa emergenza sanitaria nazionale si può forse dedurre che l’Italia nonostante la mancanza di tempo e forse anche un po’ di pigrizia che si riscontra in tempi di normalità, alla fine è e resterà il paese oltre che del buon vivere anche quello del buon mangiare. Insomma gli italiani continuano a saper cucinare e si divertono a farlo.



Ecco quindi che impazzano foto di torte e dolci, piatti più o meno complessi ma soprattutto pane, tanto pane di tutti i tipi al punto che nei supermercati si è registrato il sold out di farina e lievito come se sui social fosse scattata una sfida di pane, pizza e focacce. Complice la primavera che avanza e che ha portato con sé la Pasqua e la Pasquetta e i tipici ponti fino al 1 maggio con in mezzo, festa del papà, festa di san Giuseppe con i tipici dolci da nord a sud.
Ma quello su cui ci si deve soffermare in questo periodo di quarantena forzata per la pandemia da coronavirus, sono i benefici che derivano dall’impastare il pane o dal fare preparazioni da forno. Infatti, l’energia che si mette nell’impastare, l’attesa, l’aroma che diffonde in casa e il piacere del risultato finale e della condivisione hanno effetti benefici. La costrizione alla reclusione e alla convivenza forzata può alzare i livelli di stress e l’altissima concentrazione che deriva dall’atto del creare con le mani, generando fatica fisica, diventa liberatorio. Il tempo necessario per la lievitazione e la cottura ci fa ritrovare il senso dell’attesa in un’epoca di “tempi veloci”. I profumi che si sprigionano durante la cottura rimandano a memorie positive riconducibili anche ai ricordi dell’infanzia dove l’home made del nostro Made in Italy vede protagonisti i nostri nonni.
Ecco che le ricette della tradizione e soprattutto quelle delle nonne, molte delle quali tramandate di generazione in generazione e che hanno creato quello che oggi è il made in Italy conosciuto nel mondo e che s’intrecciano con la nostra storia, vengono fuori. Per avere solo un esempio, basta pensare alla pizza o alla pasta fatta in casa. I ricordi ci scaldano il cuore e fanno bene alla mente. L’attività manipolatoria genera quindi benefici emozionali al profumo d’Italia.




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